PENSIONI, LA BOMBA SUI CONTI DELL’INPS: “ECCO PERCHÉ SONO SULL’ORLO DEL BARATRO”

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Certo, c’è il 70% dei trattamenti che è scivolato sotto la soglia dei 1.000 euro. Ci sono 11,1 milioni di pensioni, il 62,2% del totale, inferiori a 750 euro. E l’età media di uscita si è attestata, alla faccia della Fornero, a 63 anni e mezzo (rispetto ai 66,7 anni previsti per la vecchiaia). Ma quello che balza agli occhi sfogliando il rapporto sulle pensioni dei lavoratori privati diffuso ieri dall’Inps è il numero impressionante di assegni versati a chi non ha mai versato un contributo.

Le pensioni erogate dall’Inps con esclusione del settore pubblico e di quello dello spettacolo erano a inizio 2018 nel complesso 17,88 milioni per una spesa di 200,5 miliardi di euro (+1,57% sul 2016). All’interno di questa montagna di trattamenti, quelli relativi agli assegni sociali e all’invalidità, prestazioni di carattere puramente assistenziale, ovvero finanziate dai contribuenti, sono 3,9 milioni.

LA SPESA CRESCE
Si tratta di una quota del 21% rispetto al totale delle pensioni erogate ai privati (con esclusione dunque del settore pubblico e di quello dello spettacolo). Una percentuale alta, ma non impressionante.

Ebbene, a conferma della crescita continua della spesa assistenziale, che sta portando i conti dell’Inps sull’orlo del baratro, il rapporto cambia totalmente se si prendono in considerazione le pensioni liquidate nel solo 2017. Nei 12 mesi l’istituto ha infatti emesso in totale 1,1 milioni di pensioni. Di queste, ben 553mila sono riconducibili ad assegni sociali o a trattamenti di invalidità. In questo caso la percentuale è del 49,7%. Il che significa che una pensione, se così si può chiamare, su due erogata lo scorso anno dall’Inps non ha dietro neanche uno straccio di contribuzione. E attiene ad una prestazione solidaristica che, per quanto nobile, giusta o doverosa che sia, nulla ha a che fare con la natura previdenziale dell’attività dell’istituto guidato da Tito Boeri. Soprattutto, nulla dovrebbe avere a che fare con il bilancio del sistema pensionistico, che senza i regali ai bisognosi sarebbe in perfetto equilibrio e al riparo dai continui strali degli organismi internazionali, che ci chiedono ogni giorno di stringere ulteriormente la cinghia innalzando l’età pensionabile o sforbiciando gli assegni.

Sarò un caso, poi, ma anche nelle prestazioni assistenziali si riproduce quella stessa ripartizione geografica che abbiamo visto nei giorni scorsi riguardo al reddito di inclusione. Gli assegni, per essere chiari, se li pappa quasi tutti il Sud. I numeri snocciolati dall’Inps non lasciano molto spazio ai dubbi: se la media italiana è di 50,3 pensioni agli invalidi civili ogni 1.000 abitanti, al Nord sono 37,4, al Centro 52,2 e al Sud 66,6. E lo stesso accade per gli assegni sociali. Lo squilibrio tra le aree del Paese è addirittura più significativo, con 7,7 prestazioni di questo genere ogni 1.000 abitanti al Nord, 14 al Centro e 23,2 al Sud.

FUGA DAL LAVORO
Per il resto, il rapporto dell’Inps continua a fotografare il si salvi chi può degli italiani, che per evitare ulteriori strette sui requisiti, appena hanno un’occasione fuggono dal lavoro. Le pensioni anticipate rispetto all’età di vecchiaia prevista per il 2017 (66 anni e sette mesi per gli uomini, 65 anni e 7 mesi per le dipendenti private, 66 anni e un mese per le autonome) sono state, infatti, più della metà (il 52,6%) di quelle complessivamente liquidate nel 2017.

di Sandro Iacometti – Libero

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