Nel silenzio mondiale in Colombia si sta verificano un disastro ambientale a causa del petrolio

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È in atto un disastro ambientale in un area remota della Colombia, a cento chilometri dalla città di Barrancabermeja. Una perdita di petrolio di circa 90mila litri da uno dei campi estrattivi più grandi della nazione ha causato la morte di 2.400 animali, fra pesci, uccelli, bestiame e rettili.

Il petrolio è finito nel fiume Magdalena, il principale della nazione, portandosi dietro una marea nera di vari chilometri, l’inquinamento delle fonti di approvvigionamento idrico per centinaia di persone e ha causato il ricovero in ospedale di almeno una settantina di famiglie per malori di vario genere, fra cui vomito, nausea e mal di testa.

Le perdite di petrolio sono iniziate il 3 Marzo e sono durate per tutto il mese. Da oltre un mese senza stop. La perdita è generata dal pozzo “Lizama 158”, gestito dalla Ecopetrol, una ditta di petrolio a proprietà statale. La fiumana nera si è poi estesa per 25 chilometri lungo il fiume Lizama e per altri venti lungo il fiume Sogamoso.

Entrambi finiscono nel fiume che è il più lungo della Colombia. L’inquinamento di questo corso d’acqua è particolarmente grave perché la maggior parte delle comunità rurali della zona dipendono dal fiume e dalla pesca per il loro sostentamento.

Ci sono volute ben tre settimane affinché la Ecopetrol intervenisse in qualche modo. Prima nessuno ha visto o fatto niente. Secondo gli ambientalisti della zona si tratta del peggior disastro del paese degli ultimi decenni. Interi villaggi sono stati evacuati nel timore di ulteriori danni alla salute. Tutte queste comunità sorgono lungo i fiumi inquinati, il Lizama e il Sogamoso, e vivono di pesca.

Oltre ai 2,400 che sono morti, altri 1,300 animali sono stati soccorsi e sono ancora in vita. Più di mille alberi sono stati coperti di petrolio. Nonostante proclami di vario genere, con i quali si è sostenuto per giorni che tutto fosse sotto controllo, la Ecopetrol non è riuscita a fermare le perdite fino al 31 Marzo 2018.

Già due anni fa la Contraloría General di Colombia, ente governativo, aveva consigliato alla Ecopetrol di chiudere il pozzo Lizama 158 e tutti gli altri della stessa concessione perché pericolosi. Altri trenta pozzi abbandonati della stessa ditta lungo il fiume Magdalena erano stati considerati a rischio di cedimento nel 2016. Era stato chiesto di chiuderli e sigillarli definitivamente.

La Ecopetrol rispose alla Contraloría General che non ne aveva le risorse, né per chiuderli, né per tenerne la manutenzione. E cosi non hanno fatto niente. Finché non si è verificata la perdita.

Il governatore della provincia di Santander, dove sorge il Lizama 158, Didier Tavera, ha dichiarato che la Ecopetrol è stata incompetente e incapace di capire l’urgenza del caso, causando la tragedia ambientale, ma il presidente della Ecopetrol, Felipe Bayón, ha avuto il coraggio di affermare che le fuoriuscite sono state causate dall’attività sismica che ha provocato crepe e rotture nelle cementificazioni dei pozzi.

In effetti Santander è una delle zone piu’ sismiche di Colombia, ci sono spesso terremoti qui ed uno abbastanza intenso il giorno 1 Marzo si è verificato. Ma… non lo sapevano quando li hanno costruiti che l’area era sismica? E se lo sapevano perché hanno proceduto?  E se sono petrolieri come fanno a non avere le risorse per controllare i loro stessi campi? Misteri.

Intanto chilometri e chilometri di fiumi sono ancora anneriti dal petrolio, e le conseguenze ci saranno ancora a lungo. Come sempre, la morale è la stessa. Meglio non trivellare, specie se in foreste, in zone sismiche, vicino a fonti idriche, vicino alle persone. La natura, la geologia, o la nostra stessa incuranza un giorno ci presenteranno il conto.

Fonte dolcevitaonline

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