India: commercianti boicottano la Coca-Cola perché sfrutta le risorse idriche del paese

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di La mia parte intollerante

Lo sfruttamento eccessivo delle acque da parte della Coca Cola e della Pepsi in India è diventato insostenibile. Se a tutto questo aggiungiamo le poche piogge durante gli ultimi monsoni, la situazione peggiora drasticamente. In genere per un solo litro dell’amata (non da me) bevanda, la produzione consuma ben 400 litri d’acqua,  200 litri per una lattina, capite dunque che con la siccità diventa un problema di un certo peso.

In questo “gioco” ad avere la peggio sono gli agricoltori che non riescono a irrigare i loro campi. Tra le varie coltivazioni, in India si coltiva la canna da zucchero, questa pianta ha bisogno di notevoli quantità d’acqua, ora a causa dei due colossi statunitensi questo tipo di coltura non è più sostenibile. Multinazionale più, multinazionale meno, spunta anche l’immancabile Monsanto che con le sue politiche imposte ha fatto perdere gran parte dei raccolti agli agricoltori indiani.

La situazione divenuta insostenibile ha dato il via alla protesta nello stato meridionale: alla guida le associazioni in difesa dei commercianti. Sono oltre un milione i commercianti contro la Coca-Cola e la Pepsi. In molti hanno iniziato a togliere queste bibite dagli scaffali, un vero è proprio boicottaggio. Una battaglia dura da vincere, visto che da anni il Governo ha appoggiato solo ed esclusivamente le multinazionali senza ascoltare i bisogni del suo popolo. L’acqua è un bene primario, l’acqua è necessaria ed è di tutti, tranne in India, li è delle multinazionali.

La Mia Parte Intollerante

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