Il mistero delle petroliere che “scompaiono” davanti le coste israeliane

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Un fenomeno misterioso quello che è avvenuto nel Mediterraneo orientale e che vede coinvolti Israele e alcune petroliere che trasportano petrolio del Kurdistan iracheno.

Il racconto lo riporta il quotidiano israeliano Haaretz. E il protagonista, o meglio, chi ha scoperto questa strana serie di eventi è Samir Madani, il creatore del sito internet TankerTrackers.com. Il sito si occupa di tracciare le rotte dei cargo.

Nel novembre del 2017, Madani nota un fatto strano. La petroliera Valtamed, diretta al canale di Suez dal porto turco di Ceyhan – e che è rifornita dall’oleodotto che parte dalle aree curde del nord dell’Iraq – si è improvvisamente fermata al largo di Tel Aviv, oltre le acque territoriali israeliane, e ha spento il suo transponder. Riappare alcuni giorni dopo, ma senza carico.

Dopo essere misteriosamente riapparso delle coste israeliane, il Valtamed salpa verso Cipro per poi tornare vuoto alla sua base di origine in Turchia. Da qui riparte, compie la stessa rotta precedentemente realizzata con lo stesso carico di petrolio dal nord dell’Iraq e scompare di nuovo. Per poi riapparire: esattamente come la volta precedente.

Madani aveva capito che quello che stava avvenendo era qualcosa di molto più serio di un semplice cortocircuito del transponder. Era qualcosa di premeditato. La sua conclusione era che “il Valtamed aveva spedito petrolio che non era stato registrato da nessuna parte in un Paese che non avrebbe dovuto acquistarlo”. In altre parole, Israele stava comprando petrolio curdo attraverso la Turchia.

TankerTrackers ha trovato un altro caso molto sospetto. Una petroliera chiamata Kriti Diamond ha assunto improvvisamente una nuova identità, Kiton, per scaricare petrolio in Israele e poi ha riassunto la sua identità originale prima di tornare in Turchia. “È con grande orgoglio che vi presentiamo il Kriti Diamond scomparso, che attualmente opera sotto il suo nuovo pseudonimo: Kiton”, si legge in un tweet sarcasticodel sito pubblicato il 16 febbraio. Poi, quattro giorni dopo, un altro tweet, sempre sul tono ironico: “Il Marika/ Kriti Diamond ha dimenticato di togliersi il travestimento da Kiton dopo aver lasciato Ascalona“.

Terzo episodio sospetto. TankerTrackers nota che un’altra petroliera, il Mabrouk, aveva lasciato il porto turco di Ceyhan. Arrivata davanti alle coste israeliane, la petroliera assume il “travestimento” di Maro, una nuova identità mai registrata prima in nessun porto, scompare per alcuni giorni, poi riappare di nuovo in mezzo al Mediterraneo orientale con il nome di Mabrouk.

Una costante che non può essere considerata una casualità. Non c’è coincidenza nel fatto che tre petroliere partite da uno specifico porto turco, navighino verso Israele, spengano i transponder davanti alle sue coste quando sono ancora carichi di petrolio curdo e poi li riattivino o cambino direttamente identità quando il trasbordo è avvenuto.

Del resto, che il petrolio dell’Iraq del nord interessi a molti non è una novità. Il Kurdistan iracheno ha, nel sottosuolo, un giacimento enorme scoperto agli inizi del Novecento e sfruttato sin dai primi decenni del secolo scorso. E recentemente, è entrato nelle mire di Recep Tayyp Erdogan, tanto che Iraq e Iran hanno immediatamente messo le mani avanti con il sultano in piena ventata neo-ottomana. Il secessionismo del Kurdistan iracheno poteva essere veramente pericoloso.

È un petrolio che fa gola a tutti, Israele compreso. Ma è un petrolio che,proprio perché passa per la Turchia, deve arrivare con le dovute precauzioni. Non è un mistero che i porti occidentali turchi siano inseriti in un complesso sistema di vendita di petrolio. Ma certamente Erdogan non può far vedere che commercia petrolio curdo con Israele quando i curdi li considera terroristi e Israele è continuamente messo sotto accusa dalle sue velleità di leader islamico.

via Occhi della Guerra

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