Hanno pensato che fosse pazza: Medico Estrae Chip da una vittima del traffico sessuale

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di L.M.P.I

Se qualcuno entra in un ospedale sostenendo di essere monitorato e di aver addosso un dispositivo di tracciamento, ci sono buone possibilità che sarà inviato in un istituto psichiatrico. Tuttavia, secondo un medico rimasto nell’anonimato per proteggere il suo paziente, una situazione simile si è verificata lo scorso ottobre.

Il paziente in questione era una donna di 28 anni, che sosteneva di aver un dispositivo di localizzazione GPS impiantato nel suo corpo. Normalmente un paziente del genere viene considerato folle, ma questa donna sembrava del tutto sana di mente, e aveva un segno di incisione su un fianco. Così il medico ha deciso di controllare comunque. Il personale medico è rimasto sorpreso dell’esito della radiografia.

Incorporato nel fianco destro vi era un oggetto piccolo e metallico, un pò più grande di un chicco di riso. Ma è lì. È inequivocabilmente lì. Ha un tracker in lei. Ma non era un dispositivo GPS, in realtà si trattava di un chip RFID. “È utilizzato per contrassegnare cani e gatti. E qualcuno l’aveva etichettata come un animale, come se fosse l’animale domestico di qualcuno”

Solo in seguito il medico ha scoperto che questa donna era una vittima del traffico sessuale, convinta dai suoi aguzzini che quel chip fosse un GPS per impedirle di andare via.

La fantascienza ha messo in guardia circa il potenziale dei dispositivi di localizzazione per anni,  in riferimento al modo in cui il governo potrebbe utilizzare questa tecnologia. Si va solo a dimostrare che il modo in cui gli esseri umani utilizzano la tecnologia nel mondo reale è spesso sconosciuto (e inquietante) più della finzione.

La mia parte intollerante

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