Facebook scheda la nostra mente, senza il nostro consenso

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«La stampa italiana sta cercando di “troncare e sopire” quanto è stato fatto da Cambridge Analytica, in una maniera che personalmente trovo indegna: la stanno facendo passare per un furto di dati privati, ovvero per qualche cosa che ha funzionato carpendo dati scritti sul social network». Lo afferma “Böse Büro”, in un post su “Keinpfusch.net” ripreso da “Come Don Chisciotte”. Giornali e televisioni hanno ridotto cioè la cosa ad un fenomeno di privacy, che potrebbe apparentemente essere risolto decidendo cosa scrivere o meno, di sé, su Facebook. «Ma le cose non stanno così: su Facebook non si vedono solo le cose che scrivete, ma anche quelle che non scrivete. Siete trasparenti». Da recenti analisi emerge che i social media sono in grado di classificare con estrema precisione gli orientamenti degli utenti, anche in modo indiretto, grazie ai “like” espressi. Significa che Facebook può rilevare «anche quello che non ci avete scritto su di voi». Cambridge Analytics, sostiene “Büro”, è stato capace di applicare l’algoritmo alla politica. Esempio: quando Trump ha chiesto 200.000 elettori pronti a sostenerlo nel caso si fosse dichiarato “amico di Israele”, il sistema non ha fornito un semplice profilo (“il tuo elettore tipo è bianco, disoccupato, poco scolarizzato”) ma «ha risposto con una serie di nomi e cognomi», nonché «luoghi di residenza pescati su Facebook». Così, «a Trump non è rimasto altro che mandar loro una lettera a casa», lasciando perdere in partenza gli elettori critici con Israele.

Ma c’è di più, avverte “Keinpfusch”, segnalando il problema degli “influencer”. Sono gli opinion leader da mobilitare per convincere gli indecisi, soprattutto gli “early adopters”, cioè «persone che si tuffano su ogni novità, tendendo a salire sui trend Cambridge Analyticavincenti». Vengono computati in base a vari parametri: età, intelligenza, estroversione. Conquistati gli incerti, poi l’effetto è a catena: «Per avere i 200.000 indecisi, Trump ha solo dovuto chiedere i nomi dei primi 200 “early adopters”, i nomi e cognomi estratti dai contatti di Facebook. Magari li hanno contattati personalmente, casa per casa. Duecento non è un numero grande. Ma se il successo sui 200 “early adopters” della zona è stato alto, Trump sapeva benissimo di avere dalla sua parte tutti e 200.000 gli elettori indecisi», sostiene “Büro”. Questo ovviamente apre la porta a scenari orribili, aggiunge il blogger: oggi, scrive, la Gestapo vi verrebbe a prendere prima ancora che possiate ospitare Anna Frank e la sua famiglia, «semplicemente calcolando che la vostra personalità sia quella dell’oppositore politico, anche prima che voi lo diventiate». Attenzione: «Un regime basato su un sistema simile può prendere gli oppositori addirittura prima che decidano di diventarlo».

Così per tutto, secondo “Keinpfusch”: «Se siete su Facebook e un tempo avete tradito il partner, non importa che lo diciate o meno. Facebook lo ha calcolato. Se siete su Facebook e siete “closet gay” non importa quanto bene lo nascondiate o se siete addirittura sposati e non avete avuto alcun contatto: Facebook sa di voi. Ha profilato la vostra psiche». Il reato concepito nel profetico romanzo “1984”, cioè lo “psicoreato”, è ormai diagnosticabile: «Ma non mediante microfoni e spionaggio, come pensava Orwell», che in fondo «era un ottimista», perché pensava ancora che in qualche modo ci si dovesse pronunciare, per poter poi essere perseguiti. «Orwell rimaneva cioè convinto che nessuno potesse leggere il vostro pensiero». Ma le cose non stanno più così: «Il vostro pensiero può essere profilato, si possono sapere di voi anche le cose che non dite, che tenete nascoste, che pensavate di avere solo in mente. E lo si può fare – scrive “Keinpfusch” – osservandovi mentre girate su Internet, mentre mettete i vostri “like”: anche cose innocentissime come marche di scarpe e barrette di cioccolato possono dire molto sulle vostre preferenze politiche». La stampa italiana sottovaluta il problema: «Non hanno rubato dati da Facebook, non sono entrati illegalmente su Facebook: hanno rubato dati dalla vostra mente, sono entrati illegalmente nella vostra mente. I grandi social network sono inerentemente malvagi: statene alla larga».

Fonte LIBREblog 

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