Augusta puzza, e puzza di cancro, di leucemia e di malattie genetiche

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La città puzza dappertutto: puzza di scarti dell’industria petrolifera e di quella chimica di trasformazione, di fumi di altiforni per fare l’acciaio e dirifiuti tossici interrati e bruciati illegalmente. Con una puzza del genere si campa male e si muore in fretta. Nei venti chilometri del litorale nordsiracusano è presente uno dei più grandi poli petrolchimici della penisola: sorto dopo la metà del secolo scorso, era stato visto dalla gente come un’opportunità, come una possibilità di svolta in questo angolo di meridione. Le braccia furono rubate ai settoriprimari, ed impiegarle in questo nuovo ambito volle dire, negli anni cinquanta, emancipare la popolazione, come elevarla ad un altro rango sociale: da contadini ad operai del settore industriale. Ma si sa, l’emancipazionesociale non corrisponde sempre all’emancipazione intellettuale, tanto che, al cospetto di cotanta ricchezza, neanche le amministrazioni localiriuscirono a dimostrare forte indipendenza e spirito decisionale nel portare avanti politiche ambientali volte alla difesa della salute dellitorale: l’unica politica che si attivò fu quella di sostegno degli interessi clientelari e privati.

Le norme ambientali impongono un comando ai soggetti che devono osservarla ma se le istituzioni sono le prime a non rispettare le regole, cosa ce ne facciamo dei precetti e dei “liMITi di soglia“?

“Chi doveva controllare non lo faceva e chi lo faceva veniva osteggiato”, scrive Pino Aprile ne Il Sud Puzza.

Schermata 2015-04-02 alle 01.38.02Già negli anni settanta, nella rada augustana, si stava verificando qualcosa di inconsueto: ripetute moriedi pesci che mostravano il ventrescoppiato, una marcata degenerazioneepatica e muco nelle branchie, segno di liberazione criminale di sostanzealtamente tossiche. Poco dopo, nell”80, il Dottor Giacinto Franco, primario di Pediatria dell’OspedaleMuscatello della città, notò un aumento del numero di bambini nati con malformazioni congenite. Da qui sorse il sospetto che tali malformazioni fossero da collegare all’attività del sogno industriale: esitazione confermata dal conseguente aumento di pazienti oncologici nella provincia. Schermata 2015-04-02 alle 01.36.06
Le ciminiere disperdevano nell’atmosfera quaranta tonnellateall’ora di diossido di zolfo, e come polvere sospesa si dosavano circa 4tonnellate all’ora, a parte altre tipologie di gas come acido cloridrico. Col passare del tempo, una grossa fetta delle sostanze nocive prodotte dal processo produttivo delle aziende fu seppellito nei terreni circostanti all’area industriale: proprio un’inchiesta parlamentare del 2005 ha individuato nella Provincia di Siracusacirca 23 siti contaminati da bonificare. Qualche anno fa è stata rinvenuta pirite durante la costruzione dell’autostradaCataniaSiracusa. In altri siti, i rifiuti tossici sono stati interrati con l’autorizzazione delle stesse autorità comunali (campo sportivo di Augusta, ex saline comunali, campo sportivo di Priolo). Le falde acquifere sono contaminate da idrocarburi e nessuna voce si è mai levata sulle altre per affermare che le tubature degli impianti hanno perso e, forse, continuano a perdere sostanze cancerogene. Le analisi effettuate sui fondali marini antistanti la zona industriale rivelano la presenza di metalli pesanti: idrocarburi e policlorobifenili. La quantità di fanghitossici è stimata intorno a 10 milioni di metri cubi. Il suolo risulta essere inquinato anche dalla ricaduta delle polveri tossiche emesse dai caminiindustriali durante i cicli diproduzione. Dunque, oltre all’atmosfera, ad essere contaminati sono anche il mare e il terreno. Il tutto è condito dalla presenza di discariche abusive di tossici e nocivi sparse per la provincia. Schermata 2015-04-01 alle 13.45.05La catena alimentare è completamente intasata, eppure, nei pressi delle aree occupate da queste cattedrali del deserto, sono presenti campi agricoli e terreni destinati all’allevamento. A tale proposito, lodevole l’iniziativa di IsabAsp ed Ergche lo scorso anno si sono impegnate nel sociale promuovendo un evento intitolato “La prevenzione a tavola”: allego la foto a destra per far capire al lettore in che modo queste società si beffano della popolazione mostrando interesse per chi, in realtà, paga tutti i giorni il dazio per aver dato ospitalità al progresso.

La zona industriale, per i fatti sopracitati, tra Siracusa ed Augusta è stata dagli anni ’90 dichiarata “ad alto rischio di crisi ambientale”, ed anche per altri fattori quali: 1) la sismicitàdell’area; 2) la mancanza di distanza di sicurezza degli impianti e degli stoccaggi dai centri abitati; 3) frequenti fenomeni di inversione termica,formazione di smog per la fotosintesi di ozono e idrocarburi, presenza di polveri organiche ed inorganiche; 4) elevata produzione di rifiuti, circa 170.000 tonn. annue.

Il Ministero dell’Ambiente (Prof. Clini) in un documento della commissione ambiente del Senato del 23/07/02 riconobbe come i siti di PrioloMelilliAugusta, non fossero più un area a rischio di crisi ambientale, ma “un’area in piena crisi ambientale per la quale si rendono indispensabili interventi legislativi e finanziari che consentano di affrontare con tempestività la drammatica emergenza”.

Giada Passanisi

Fonti: Dossier Priolo OMS, Web

Da https://estattezitto.wordpress.com/2016/03/04/augusta-puzza-e-puzza-di-cancro-di-leucemia-di-malattie-genetiche-e-di-campagna-elettorale/

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