Anche lo stato italiano specula in borsa (e perdiamo 8 miliardi l’anno in derivati)

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Quando ci parlano di debito pubblico pensiamo sugli interessi sui titoli di stato e al debito contratto per finanziare il paese, o a quelli dovuti ad una non virtuosa gestione dello stato. Ma è così solo in parte. Molti miliardi di debito pubblico sono frutto della finanza speculativa che anche lo stato attua. Tuttavia curiosamente, del salasso che ancora oggi provocano le perdite sui derivati sottoscritti dallo Stato non si parla, eppure  l’Italia è il paese che perde  una somma incomparabilmente più alta degli alti Paesi europei alla voce derivati.

La realtà è indigesta ma è così sintetizzabile: noi con i nostri risparmi non acquisteremmo mai derivati ma lo stato lo fa. Non stiamo parlando di investimenti in azioni o strumenti finanziari legati al lavoro reale ma dei derivati: lo stato specula in derivati. Ovvero effettua scommesse con denaro pubblico, come un comune broker. Quindi, quando sentiamo parlare, molto genericamente, di ‘debito pubblico’, è da tener ben presente che il problema è sistemico in uno stato che fa ricorso, per finanziarsi, anche a strumenti pericolosissimi della finanza speculativa. Per giunta,  si poggia su un inefficiente ‘motore interno’ fondato sulla creazione della moneta a debito per la gioia della banche private che compongono la BCE.

Di che cifre stiamo parlando? Nel solo 2016 di un impatto sul bilancio pubblico di oltre 8,3 miliardi di euro. Gli esborsi ammontano a 4,25 miliardi ma la cifra raddoppia se, come fa Eurostat, si sommano i flussi netti di interessi sui derivati con il debito contabile. Tra il 2013 e il 2016 l’effetto accumulato è di 24 miliardi (13,7 per i soli esborsi), che salgono a 32 se si risale al 2011.

Ma perchè lo stato attua la finanza speculativa? Ciò è irresponsabile. Se fallisce una banca, il rischio può essere limitato ed arginabile ma cosa succede a tutti noi se fallisce l’Italia? Succede ovviamente che pagano milioni di italiani (è la ‘socializzazione delle perdite’). Allora, se consideriamo che lo stato attua la finanza speculativa, sorgono legittime domande, come: quale è lo scopo per lo stato se non essere al servizio dei cittadini? E’ così che adempie a questo compito?

Possiamo non conoscere questi meccanismi e ignorarli – giudicando troppo complesse queste problematiche – ma gli effetti di questo ‘modus operandi’ li sentiamo. Anche senza fallimento, gli effetti già li subiamo, li subiremo  e li continueremo a subire per gli anni a venire. Agli speculatori, gli ‘esperti del debito’ (a cui l’Italia si rivolge)  conviene che l’Italia continui a pagare e non a fallire,  pagheremo.  Però teniamo ben presente che il peso e le difficoltà che noi dobbiamo affrontare (reali) e affronteremo derivano da operazioni effettuate dal Tesoro dello Stato non basate sul lavoro reale ma che si basano sulla finanza speculativa.

E’ amaro ed intollerabile apprendere che il peso che grava sulle vite di molti italiani, non deriva solo dal debito pubblico. Sta a a dire che ci troviamo a pagare anche strumenti finanziari derivati legati al debito  e operazioni di borsa andate male e che il pareggio di bilancio che la UE ci impone, tende anche a coprire miliardi di debito aggiuntivo che noi diamo agli speculatori , soldi sottratti alla vita reale.

Come andrà in ffuturo? Mentre “ il Qe è destinato a esaurirsi, probabilmente nel 2018 vista l’accelerazione dell’economia nell’Eurozona. I derivati invece resteranno a lungo. Solo per gli anni 2017-2020 l’ultimo Def ha calcolato una spesa di 15,2 miliardi, di cui ben 5,1 nel 2018. Piana nel libro “La Voragine”, ha stimato che tra il 2016 e il 2021 le perdite saranno di 24 miliardi. Un’enormità, qualcosa come tre ponti sullo Stretto”. (corsivo cit. da Derivati di Stato, paghiamo 8 miliardi all’anno ma nessuno lo dice)

Ciononostante, l’argomento è inaccessibile e le TV pubbliche preferiscono informarci che a Pasqua abbiamo mangiato l’uovo di pasqua e la colomba. Addirittura sull’argomento – secondo quanto riferisce Nexus edizioni – vige il segreto di Stato

SEGRETO DI STATO SULLO SPERPERO DI DENARO PUBBLICO

“L’Italia vanta il primato di perdite per derivati di Stato dell’Eurozona: oltre 6,75 miliardi di euro di perdite effettive soltanto nel 2015. Sono stati segretamente stipulati 13 contratti di derivati sul debito pubblico, per decine di miliardi di euro dal ministero delle Finanze con Banca Imi S.p.A., Bank of America, Barclays Bank PLC, BNP Paribas, Citibank N.A. – London, Credit Suisse International, Deutsche Bank AG, Dexia Crediop S.p.A., FMS Wertmanagement Anstalt Des, Goldman Sachs International, HSBC Bank PLC, ING Bank N.V., JP Morgan Securities PLC, Morgan Stanley and Co. Int. PLC, Nomura International PLC, Societe Generale, The Royal Bank of Scotland PLC, UBS Limited e Unicredit Bank AG.”

L’argomento è un tabù di Stato anche se non è stato apposto – dall’inquilino di Palazzo Chigi – il vincolo formale di inaccessibilità alle scottanti informazioni.

Il 12 agosto 2016 una sentenza della quarta sezione giurisdizionale del Consiglio di Stato – presieduta dall’ex ministro della funzione pubblica nel governo Monti, tale Filippo Patroni Griffi – ha stabilito che il diritto di cronaca non è una ragione sufficiente per accedere alle informazioni; di conseguenza il giornalista e meno che meno il cittadino, secondo questa arcana interpretazione dello Stato di diritto, non è portatore di un interesse pubblico a conoscere. Insomma, non è stato riconosciuto e garantito il diritto costituzionale del cittadino, ovvero del popolo sovrano, di poter controllare lo Stato tricolore.

La “trasparenza” è sulla bocca di tutte le istituzioni e dei mass media telecomandati, ma poi si nega ai cittadini il diritto di sapere quel che combinano i maggiordomi per conto terzi delle istituzioni statali, incluso l’incontro a porte chiuse di Gentiloni e Soros (definito dalle cronache un manovratore che ha sempre speculato sull’Italia).

Autore: Gianni Lannes  (https://www.nexusedizioni.it/it/CT/segreto-di-stato-sullo-sperpero-di-denaro-pubblico-5744)

Qui una spiegazione ‘digerita’ di cosa si tratta, vale la pena vederlo:

Vedi anche la serie di inchieste di Luca Piana su L’Espresso e l’approfondimento del 18 giugno del Sole 24 Ore,.

via Vietato Parlare

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